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Quattro piccole grandi cose attuali:

Ecologia, libertà femminile, pace, una forma di partito inedita

 

di Fulvia Bandoli



Caro Direttore
Mi avventuro o no? Devo dire che ci ho pensato a lungo, poi ho deciso di scrivervi.
Il dubbio nasceva dal fatto che l'ecologia non trova quasi mai spazio sul vostro giornale
e non è un rimprovero, questa dimenticanza la condividete purtroppo con molti altri organi di stampa.
Ho letto con interesse l'articolo di Franco Debenedetti che la settimana scorsa esortava le forze che si pongono il problema di governare l'Italia ad intercettare la domanda di modernizzazione e a darvi risposta. Posta così la questione è di puro metodo, come non essere d'accordo!
Chi si definirebbe contro la modernizzazione se la domanda è così generica?
Nessuno suppongo, perché parlare di modernità non costa nulla. Al contrario definire politiche settoriali che modernizzino i settori dell'energia, dei consumi, dei trasporti, della qualità urbana, dei rifiuti, del governo del territorio, della fiscalità in senso ecologico… costa e sposta poteri, propone redistribuzioni nell'accesso alle risorse, mette in campo a suo modo il grande tema dell'equità.
E così può capitare che molti modernizzatori a parole siano nei fatti i più incalliti conservatori.
Ad esempio i moderni ed industrializzati Paesi che non firmando il protocollo di Kyoto ignorano che il tema delle emissioni in atmosfera e dei cambiamenti climatici è un tema strutturale per il futuro dello sviluppo e rifiutano il loro contributo ad una mondializzazione che divenga più giusta e più equa, chi non comprende che senza un nuovo sistema di trasporti su ferro e per mare l'Italia sarà tagliata fuori , chi non pensa che riparare il dissesto idrogeologico sia l'opera prioritaria da fare sul nostro territorio, chi si sventola per il caldo tremendo ma non si interroga neppure per sbaglio sulle energie alternative o sui risparmi energetici, coloro che pensano che tutti questi e molti altri siano temi parziali e per ecologisti fissati sono persone con una visione non solo economicista e arretrata ma "fuori dal mondo com'è veramente".
La cultura politica della sinistra europea e italiana , riformista o radicale che sia, oppone ancora resistenze incredibili ad assumere nell'analisi e nei programmi i parametri di qualità
e il concetto di limite riguardante le risorse naturali, concetti innovativi tipici della cultura ecologista più seria e non fondamentalista. Alla prova dei fatti quando le forze del centro-sinistra parlano di sviluppo e di crescita lo fanno ancora esattamente con lo stesso linguaggio e gli stessi parametri di misura che utilizzavano negli anni 50! Alla faccia della modernizzazione!
E veniamo al riformismo, o meglio a quelle due o tre cose che so di "lui".
Se definisce il necessario gradualismo nel governare il cambiamento dello stato di cose esistenti diciamo pure che sono vari decenni che lo stiamo praticando. Se si riferisce alla contesa che oppose a suo tempo e in varie fasi massimalisti e riformisti nella sinistra italiana consiglierei di tenere in conto che per milioni di persone è parola che non significa nulla .
Per miliardi di cittadini e per un numero sempre maggiore di Governi una delle principali riforme è quella dello sviluppo, l'hanno detto in modo civile e democratico da Seattle fino a Cancun, e richiede altre regole di accesso alle risorse, al commercio, ai finanziamenti, e un generalizzato rispetto dei diritti dei popoli. Ebbene noi questa riforma ancora non sappiamo pensarla. E io non posso riconoscermi in un riformismo che non ha saputo pensare la riforma più importante.
Non è un vuoto da poco . Se non vogliamo limitarci a cercare le varianti compassionevoli del liberismo dobbiamo per forza farci venire un po' di idee su come vorremmo noi lo sviluppo di questo Pianeta, di questa Europa, del nostro Paese. E metterci d'accordo sul giudizio da dare rispetto alle varie forme di liberismo che operano oggi nel mondo.
Sgomberiamo anche il campo da un'altra questione che è sempre sullo sfondo in questi ultimi mesi….per chi come me ha avuto notevoli difficoltà nell'elaborare a suo tempo il superamento del P.C.I. andare oltre i DS è quasi uno scherzo! Dunque per me la discussione sul profilo di un nuovo soggetto politico si può fare, anzi direi che mi sembra anche tardiva. Non ho imbarazzi o nostalgie, non mi fanno paura le parole e ritengo di avere anche una cultura di appartenenza abbastanza forte perché non vedo nel panorama del secolo che ci sta alle spalle culture politiche più forti dell'ecologismo scientifico, della differenza e della libertà femminili, dei moderni diritti di cittadinanza, della critica seria alle ingiustizie della globalizzazione e alla politica di potenza fondata sulla guerra preventiva.
Ma quante volte la sinistra riformista o radicale si è veramente e seriamente incrociata con queste culture? Poche e rare volte, e il centro democratico ancora meno, e il centro-sinistra tutto compreso, pochissimo.
Credo che per milioni di persone nel mondo significhino ancora molto i termini destra e sinistra se è vero che da oltre un secolo e anche oggi ci si definisce liberali di sinistra, democratici di sinistra, ecologisti di sinistra etc… e lo stesso accade a destra. Questo può anche non interessare ma io ritengo essenziale comprendere i percorsi , i valori e i principi che un essere umano utilizza per definirsi politicamente. Certo molti si definiscono di centro sinistra, ma alla prova del voto la stragrande maggioranza di loro chiede ancora di potere scegliere una forza di sinistra chiaramente identificabile o una forza di centro democratico altrettanto distinguibile.
Ho detto che mi sembra persino tardiva la discussione su di un nuovo soggetto politico perché non mi convinse l'operazione di inglobare al nostro interno piccoli pezzetti di altre culture politiche , socialista, cristiano sociale, repubblicana….che alla fine si è rivelata una pura e semplice operazione di annessione al corpo principale: ho sempre pensato che una vera novità sarebbe stato un partito della sinistra realmente plurale, capace di federare insieme le diverse culture della sinistra italiana e soprattutto quelle più innovative, di dare loro spazio e visibilità.
Ma questa scelta comporta grande disponibilità ad innovare la propria cultura politica, perché non si può mettere mano alle contraddizioni attuali dello sviluppo sempre con la stessa cassetta degli attrezzi e con una visione incerta sui temi della pace, richiede a gruppi dirigenti solo maschili di cedere ruoli e poteri alla crescente libertà femminile, presuppone un'idea libera della politica e soprattutto della vita in un partito.
Ecologia, libertà femminile, pace, una forma di partito inedita: quattro piccole grandi cose attuali e moderne ma del tutto assenti dal dibattito che si è aperto da alcuni mesi.

Fulvia Bandoli
Lettera al direttore del Riformista

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