Scenario

di Fabio Ciofi

allora gli echi risuoneranno senza enfasi
per le strade non ci saranno volti
né atteggiamenti opportuni…
finiranno le scorte di zucchero e farina
per una guerra combattuta prima
che qualcuno si accorga della dichiarazione…
verranno epoche di distrazione attenta
a non esercitare influssi ritardati
dallo scoppio di nuove oppressioni…
soppianteranno ragioni esercizi rituali
riproducenti paralleli oltremondi
contenitori di un rimiscelato senso…
più tardi si doteranno di un loro mandato
uomini incerti saltellanti sulle barriere
di un divieto non ancora accennato…

e torneranno gli angeli nella notte
a suggerire il modo migliore di gestire
il rapporto col cielo compromesso…
domande non proprio di adesso
si autoriformuleranno di mese in mese
seppure il tempo non scandirà…
un contesto indecifrabile si insedierà
oltre il gesto che finalmente scadrà
a pura involuzione apatica…
il simbolo soppianterà la spiegazione
peraltro vana del variegato pullulare
di schegge stilemi riproduzioni…
un’anarchia orizzontale baipasserà
schieramenti necrotici inficiati
dalle loro stesse sentenze evocate…

non riarmeranno il dolore dopo lo scempio
palinsesti di vuoto ordiranno le trame
su scenari spazzati dal fuoco evanescente…
resteranno romanzi avariati perdute
stesure di storie rimpianti di drammi
vagoni di versi ridotti a rottami…
sarà come udire la fine venire lesta
nell’abbaglio di un giorno di luglio
peregrinare in lande d’assenza…
la terra più densa seppellirà
l’odio marino in una scia di sabbia
portata dal vento alleato del niente…
sovente ricorreranno all’analogia
con scarso costrutto e lo strazio
di giungere alfine al risultato…

bisogna essere fuori posto,
per non farsi trovare.


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