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Il caso Parmalat è giudicato
dallunanimità dei media nostrani come un atto di criminalità ordinaria, truffa
nella fattispecie.
Per quanto ne so e per quanto la mia memoria cinematografica e di lettore mi aiuta, la
truffa è un atto perpetrato allimpronta. Totò che vende la fontana di Trevi al
ricco turista Americano, ad esempio. La tempistica è quella del prendi i soldi e scappa.
Intascato il bentolto si fugge verso nuove avventure. A dir la verità il cinema ci ha
fatto vedere anche truffe complesse, dove si mettono in piedi sale corse finte, ad
esempio. Ricordo la Stangata con un impareggiabile duo Redford - Newman. Ma anche qui un
volta, allamato il gonzo, gli si sfila il portafoglio e si fugge con il conquibus. Si può
vivere una intera vita facendo i truffatori, ma è necessario cambiare spesso aria,
luoghi, identità per sfuggire ai truffati. Nel cinema come, come nella morale corrente la
truffa non è mai premiata, al massimo può dare in vita spericolata come quella di Steve
Mc Queen, cinque minuti di felicità, no di più.
Ciò che mi impressiona di quanto accaduto a Collecchio, ormai capitale mondiale del
capitalismo truffatore, stadio maturo del giovanile capitalismo truffaldino, è la
complessità e la durata dellesercizio truffatorio. Parmalat è una global company:
enne stabilimenti in quasi ogni luogo, società, partecipate diversificazioni nel turismo,
nellindustria del Pallone, retta da un imprenditore e da un gruppo di manager molti
della prima ora. A questo gruppo vanno riconosciuti alcune intuizioni fondamentali ovvero:
1) Innovazione nella tecnologica di processo e di prodotto: il trattamento UHT del latte
al posto della tradizionale pastorizzazione, elimina la necessità del trasporto
refrigerato ed allunga il periodo di conservazione del prodotto. Il latte può essere
consumato anche in climi caldi, con investimenti minimi per la sua distribuzione. La
disponibilità del latte UHT ha consentito una espansione significativa dei consumi in
nuove aree geografiche. Altra innovazione: dalla confezione in bottiglia di vetro al
Tetrapak ®; così si semplifica il ciclo produttivo. Si elimina il riciclo, si facilita
il trasporto.
2) Comunicazione: come spiegò il Dr. Barili in uninteressante conferenza tenuta nel
1977 a Milano, il latte era ed è un prodotto conosciuto, la pubblicità di prodotto non
è quindi necessaria, ma la comunicazione doveva essere tutta impostata sulla marca.
Quindi le sponsorizzazioni per veicolare il brand. Un marchio quello Parmalat costruito in
economia usando i caratteri letraset trasferibili corsivi; divenne popolare grazie ad un
interminabile slalom parallelo che tenne davanti agli schermi milioni di telespettatori in
tutta Europa. Gli striscioni sulle piste in quei tempi eroici erano piantati da un gruppo
di ragazzotti dellAppennino parmense, zona dorigine del Dott. Barili, che
andavano su tutte le piste dellallora Coppa del Mondo remunerati da un semplice
rimborso spese. Grandi idee ma mezzi modesti, già allora.
Alla metà degli anni ottanta, La strategia di comunicazione Parmalat ha un cospicuo punto
di svolta: alla comunicazione di brand si affiancano rilevanti investimenti rivolti al
contesto locale. Lapice è raggiunto con lacquisto della squadra di calcio,
che da modesta navigante fra la B e la C raggiunge i vertici del calcio Europeo. Non solo,
ma Parmalat ed il patron in persona diventano i secondi finanziatori privati, dopo
Barilla, del nuovo campus universitario Parmigiano. I motivi sono anche qui chiari e
semplici: nonostante la dimensione multinazionale, lazienda è considerata dalla
finanza e dallopinione pubblica locale di affidabilità e prestigio modesto,
sensibilmente inferiore a quelli goduti dallaltra gloria locale, la gloriosa casa
Barilla.
Le innovazioni di prodotto e di processo, non cambiano il dato di fondo, ossia quello di
operare in un settore caratterizzato da margini di profitto sostanzialmente modesti. Il
latte è un bene primario con limitate possibilità di aggiungere valore ad una materia
prima in se già perfetta. Vi è quindi da subito una sproporzione fra i margini
realizzati dal gruppo ed i costi impliciti in una strategia despansione produttiva e
comunicazione dalto profilo.
Mentre la realtà industriale del gruppo non cambia significativamente e il latte rimane
il core business del gruppo, la strategia di comunicazione del gruppo funziona invece alla
grande. Non solo sia afferma il marchio, ma anche nella seconda fase il successo va oltre
ogni previsione. Lascesa del Parma Calcio, il mecenatismo culturale e la beneficenza
spicciola aprono al patron ed allazienda le porte della finanza locale. Il Cavalier
Tanzi. entra a pieno diritto nel Gotha degli imprenditori Parmigiani ad un livello di poco
inferiore a quello del patron di casa Barilla.
In tutta la storia Parmalat la comunicazione con la politica rimane di tipo tradizionale.
Qui non cè nessuna innovazione. Dallinizio limprenditore frequenta
politici di governo. Parmalat è lunica azienda privata che si lancia in un business
monopolizzato da centrali del latte legate a fili doppio a referenti politici. Ricordo che
a quei tempi il prezzo del latte era un prezzo amministrato, quindi se si voleva operare
si doveva per forza avere un referente politico che ti aiutasse nella bisogna. La scelta
andò alla DC ed al giovane ministro Goria.
Dopo gli antefatti veniamo al crack. Qui ci moviamo nel campo delle pure ipotesi, che
potranno trovare forse conferma nei fatti futuri. Si propone, infatti, di interpretare
laccaduto non come una manifestazione patologica, ma come un accadimento reso
possibile dalla fisiologia del capitalismo odierno.
Mettiamo insieme una global company molto brava nel fare comunicazione ed una finanza
internazionale desiderosa di allocare le sue strabordanti liquidità, originate
dalleconomia legale e da quella illegale. Se questi due assunti sono veri, può
scattare una reazione chimica.
La global company presenta una situazione di business molto più sexy del reale (un
po come ha fatto Blair per giustificare lintervento in Iraq); la finanza
internazionale concede le liquidità richieste senza andare troppo per il sottile, forse
con lobiettivo non tanto di un ritorno del capitale, ma in primis di un suo impegno.
Così si avvia il meccanismo che fra documenti falsi aziendali, consigli pelosi,
consociate estere si auto-sostiene per circa quindici anni.
Quali accadimenti e ragioni ne hanno provocato linterruzione non è dato sapere;
sembra che alla fine ciò interessi poco, anzi non interessa proprio niente a nessuno.
In assenza di fatti e dettagli non ci rimane che ragionare sulla causa primigenia del
crack, che si può individuare nellapplicazione di una grandeur di
comunicazione e di scala industriale ad un business dalla profittabilità molto, molto
modesta. Il tutto reso possibile da una notevole abilità di offrire ai vari pubblici
consumatori, opinione pubblica locale, finanza nazionale ed internazionale, quello che
volevano sentirsi dire, al di là di ogni criterio di significatività e fondatezza.
Ancora una ennesima conferma del carattere spettacolare e sostanzialmente velleitario del
capitalismo nostrano? Mi sembra proprio di sì. Una cosa è certa, come ha detto il sig.
Beppe Grillo, se Tanzi avesse fondato ForzaLat forse il crack non sarebbe mai avvenuto.
Forzalat non sarebbe, infatti, costata di più del Parma Calcio. E noto, infatti,
che il cartellino di un parlamentare centrista è molto più economico di quello di
qualunque aspirante calciatore di serie A. Forse ForzaLat avrebbe consentito al patron di
sedere in Parlamento, forse anche in un governo e nel frattempo vendersi metà
dellazienda, sistemando i conti della bottega. Bastava fare come ha fatto Silvio,
insomma linsuperato interprete Italiano del capitalismo nella società
dellavanspettacolo.
PS. Quando ho terminato questarticolo, ho scoperto altre interpretazioni che si
muovono sulla stessa linea dipotesi, che di seguito vi segnalo:
www.internazionale.it: un lungo articolo di
Beppe Grillo, ampliato con un interessante ed istruttivo parallelismo con le vicende
dellaltro Cavaliere e con giudizio sulla condizione del nostro paese. Il link è
completato con i commenti di quattro corrispondenti esteri.
www.nuovimedia.it larticolo di Patrizio
Paolinelli "Parmalat, tutti colpevoli". Intervista a Sbancor.
Di quanto sopra segnalato condivido pienamente giudizi e conclusioni. |
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