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Ai nostri
domingueros piace scoprire l’acqua calda.
Periodicamente questi storici della domenica, che dello storico
non hanno né la preparazione né la predisposizione, riscoprono
rumorosamente le cose che, ai miei tempi, erano note a ogni
ragazzotto che fosse abbonato a Storia Illustrata. Ultime ad
essere riscoperte sono state le uccisioni che seguirono il 25
aprile.
Gli italiani, che adorano atteggiarsi a martiri innocenti e si
crogiolano nel mito degli “italiani brava gente”, sono deliziati
nello scoprirsi sempre vittime. Vittime delle rappresaglie
tedesche, dei bombardamenti alleati, della ferocia slava, delle
esecuzioni dei partigiani e non vogliono sapere che l’orrore
delle foibe venne preceduto da altri orrori in cui i carnefici
eravamo noi.
Di questa ignoranza è stata complice la scuola che da sempre
evita i temi scottanti. Sono pochi gli italiani che sanno
dell’uso dei gas in Etiopia o del pogromma che seguì l’attentato
al generale Graziani, come pochissimi hanno idea di cosa sia
stato il Kosaken-land in nord Italien. Da parte sua la
televisione manda in onda in tarda serata inutili brandelli di
verità.
La storia, quella vera, ci racconta che durante la Seconda
Guerra Mondiale il nostro esercito si macchiò di atrocità di
ogni genere in Iugoslavia, Albania, Grecia e Russia: esattamente
come si era macchiato di crimini in Libia, Spagna ed Etiopia.
Gli italiani, tutti gli italiani, patirono le conseguenze di
quella guerra e di quei crimini: gli istriani e i giuliani
patirono più degli altri. Incredibile è la spudoratezza con cui
chi commise quei crimini si sia poi atteggiato a vendicatore dei
profughi creati dalla propria scelleratezza e ridicolo che le
foibe ci vengano ancora contrabbandate come un crimine tenuto
nascosto.
L’attuale sciagurata maggioranza ha raggiunto, con la complicità
di parte dell’opposizione, il culmine dell’impudenza
sterilizzando l’orrore delle foibe dal suo contesto storico e
presentandolo come se nulla fosse accaduto prima: spacciando
questa squallida falsificazione come un momento di
riconciliazione e pacificazione. Questi miserabili hanno
addirittura scelto il giorno della firma del trattato di pace
per la loro zoppa celebrazione.
Il prossimo parlamento dovrà vendicare la storia e fare piazza
pulita di queste scelleratezze spostando la giornata al dieci
giugno, quando, nel 1940, Mussolini aggredì la Francia ormai
sconfitta e spedì il nostro esercito a combattere, con le pezze
al culo, una guerra moderna, e chiamandola giornata del ricordo
dei nostri crimini e delle nostre disgrazie.
Claudio Giusti
COMITATO “3
LUGLIO 1849”
Per i diritti umani, contro la pena di morte
e-mail:
giusticlaudio@aliceposta.it
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