agli incroci dei venti agli incroci dei venti agli incroci dei venti

 
 
 
 
 
 

Il 10 febbraio non sarà la giornata del ricordo ma dell’amnesia selettiva.

di Claudio Giusti

 
 

Ai nostri domingueros piace scoprire l’acqua calda.
Periodicamente questi storici della domenica, che dello storico non hanno né la preparazione né la predisposizione, riscoprono rumorosamente le cose che, ai miei tempi, erano note a ogni ragazzotto che fosse abbonato a Storia Illustrata. Ultime ad essere riscoperte sono state le uccisioni che seguirono il 25 aprile.
Gli italiani, che adorano atteggiarsi a martiri innocenti e si crogiolano nel mito degli “italiani brava gente”, sono deliziati nello scoprirsi sempre vittime. Vittime delle rappresaglie tedesche, dei bombardamenti alleati, della ferocia slava, delle esecuzioni dei partigiani e non vogliono sapere che l’orrore delle foibe venne preceduto da altri orrori in cui i carnefici eravamo noi.
Di questa ignoranza è stata complice la scuola che da sempre evita i temi scottanti. Sono pochi gli italiani che sanno dell’uso dei gas in Etiopia o del pogromma che seguì l’attentato al generale Graziani, come pochissimi hanno idea di cosa sia stato il Kosaken-land in nord Italien. Da parte sua la televisione manda in onda in tarda serata inutili brandelli di verità.
La storia, quella vera, ci racconta che durante la Seconda Guerra Mondiale il nostro esercito si macchiò di atrocità di ogni genere in Iugoslavia, Albania, Grecia e Russia: esattamente come si era macchiato di crimini in Libia, Spagna ed Etiopia. Gli italiani, tutti gli italiani, patirono le conseguenze di quella guerra e di quei crimini: gli istriani e i giuliani patirono più degli altri. Incredibile è la spudoratezza con cui chi commise quei crimini si sia poi atteggiato a vendicatore dei profughi creati dalla propria scelleratezza e ridicolo che le foibe ci vengano ancora contrabbandate come un crimine tenuto nascosto.
L’attuale sciagurata maggioranza ha raggiunto, con la complicità di parte dell’opposizione, il culmine dell’impudenza sterilizzando l’orrore delle foibe dal suo contesto storico e presentandolo come se nulla fosse accaduto prima: spacciando questa squallida falsificazione come un momento di riconciliazione e pacificazione. Questi miserabili hanno addirittura scelto il giorno della firma del trattato di pace per la loro zoppa celebrazione.
Il prossimo parlamento dovrà vendicare la storia e fare piazza pulita di queste scelleratezze spostando la giornata al dieci giugno, quando, nel 1940, Mussolini aggredì la Francia ormai sconfitta e spedì il nostro esercito a combattere, con le pezze al culo, una guerra moderna, e chiamandola giornata del ricordo dei nostri crimini e delle nostre disgrazie.

Claudio Giusti

COMITATO “3 LUGLIO 1849”
Per i diritti umani, contro la pena di morte

e-mail: giusticlaudio@aliceposta.it

 
 
 
 
 

HOME

Società

Politica

Arti visive

Lettura

Scrittura

Punto rosa

Legalità

Paesi in guerra

Mondo