E il fucile lì sul tavolo…

di Simone Morgagni

 
 

Poniamo, per assurdo s’intende, di vivere in un paese ricchissimo di risorse, magari petrolifere ed al contempo di essere più poveri della fame. Abbiamo una religione in cui crediamo fermamente, anche perché è l’unica cosa che non possono toglierci, e ogni giorno vediamo nella parabola comprata con i nostri poveri risparmi i messaggi televisivi di quei deficienti occidentali.
Ora, anche se abbiamo un pazienza colossale, il fatto di stare seduti sopra un mare di petrolio, il sapere di avere circa 1,3 miliardi di correligionari, l’essere consapevoli che la nostra forma di governo è arretrata, dispotica ed illiberale e che oltretutto si fa gestire e prendere in giro da quei cristiani da quattro soldi, farebbe arrabbiare tanti, ma poniamo di avere ancora pazienza da spendere. A questo punto è tutto direte voi, invece no, un gruppo di terroristi dichiara guerra al mondo, quello ricco. Scoppia un putiferio ed alla fine cosa succede? I terroristi aumentano, la guerra si allarga e le bombe cadono sopra casa mia. Allora voi potrete di nuovo dire: “c’è qualcosa di sbagliato”. Certo, ma a me non importa, ormai, lo dico a chiare lettere: “sono incazzato”. Usate il mio petrolio, controllate la mia economia, gestite il mio governo ed in più venite anche a tirarmi giù la casa attraverso quello che per voi è solo un “effetto collaterale” di una guerra giusta? No, non ci siamo proprio capiti, ora vado in salotto, prendo il mio kalashnikov e stecco il primo americano che passa, poi il secondo, il terzo e così via finché non muoiono o se ne tornano a casa tutti.
Credo che un pensiero del genere sia più che lecito visto dalla prospettiva di un iracheno qualunque. Non può sapere di tante manovre internazionali e di sicuro non è abbonato a riviste di geopolitica. Vede solo la guerra in casa.
L’errore principale commesso, come sempre, dal governo americano è dovuto ad ignoranza. Il governo statunitense era convinto che bastasse una sfilata di M1A1 Abrahams dal Kuwait sino a Baghdad.
La follia è evidente: ci siamo imbarcati in un progetto che non possiamo portare a termine, perché non ne sappiamo a sufficienza, perché non sappiamo cosa fare se non lasciare qualche povero soldato a sparare su altrettanto povera gente. E’ la pochezza dell’occidente virile che la Fallaci sembra amare.
L’Iraq mentre sto scrivendo è un calvario, è una nazione in piena rivolta contro una potenza occupante, le reazioni della quale, violente e scomposte, non fanno altro che dare sempre nuovo fiato alla rivolta. Ora quale la via d’uscita?
Si era inizialmente parlato di vittoria rapida e senza precedenti, poi si è parlato di terroristi venuti dall’estero, di seguaci di Saddam che resistevano in qua e in là, si è passati poi ai Sunniti che rivolevano i precedenti privilegi, si è catturato il signor Hussein, sperando così che tutto sarebbe finito. Invece si è ricominciato, come e più di prima, ora sono gli Sciiti a rivoltarsi. Abbiamo sempre un nemico nuovo ed originale. Direi che noi occidentali siamo senza dubbio fantasiosi.
Se sommiamo gli Sciiti, i Sunniti, i fedeli di Saddam e i terroristi venuti da fuori arriviamo a qualcosa come il 90% degli abitanti iracheni, credo sia il caso di cominciare a preoccuparsi e di preparare una qualche contromisura giacché sembrano tantini, così ad occhio. Sarebbe bello se l’ottimismo che i governi cercano di trasmettere funzionasse, ma continuo a pensare che non faccia molto contro i proiettili, le bombe ed i missili che ci vengono scagliati contro. Sulla stessa linea, bassa, di quoziente intellettivo metterei i pacifisti, quelli senza se e senza ma, quelli disposti solo a dialogare, ad aspettare che il nemico diventi buono per intercessione divina, anch’essi incredibilmente ottimisti, a vuoto, ho paura.
Andarsene oggi dall’Iraq non è possibile. Non è possibile perché il caos resterebbe, non è possibile perché aumenterebbe i rischi legati al terrorismo galvanizzato da quella che è una netta vittoria regalata loro da Bush e dai suoi alleati (anche noi). La soluzione che bisogna cercare è intermedia, deve consistere in un doppio progetto, diplomatico e militare, di progetto e di repressione e la cosa bella è che venga a proporla io e non chi dovrebbe fare questo per lavoro, ma lasciamo stare.
Credo che l’unica soluzione plausibile per uscire dal pantano in cui ci siamo cacciati sia quella di sostituire, nel corso dei prossimi mesi, tutte le truppe occidentali con quelle di paesi terzi, non coinvolti sinora nel conflitto e sotto avvallo Onu. Paesi preferibilmente di cultura islamica od in buoni rapporti con essi. Questo diminuirebbe tutte quelle incomprensioni culturali che oggi creano ed aumentano il conflitto e preparerebbe un miglior terreno per un governo di iracheni, votato dal popolo, che prenda le redini del paese. Il governo che verrebbe a formarsi, lo scrivo perché è inutile nasconderlo, difficilmente sarà democratico perché manca la tradizione, la cultura. Non è possibile prendere ed esportare la democrazia come una cassa di datteri, è necessario del tempo, qualunque studente delle superiori lo sa, ma si vede che ormai lo sanno solo gli studenti.
L’altra via da seguire riguarda una modifica dell’Onu che faccia sedere nel consiglio di sicurezza un rappresentante dell’India, ed uno a rotazione per il mondo arabo. Questo credo farebbe sì che l’odio e la sensazione di impotenza diffusa nel mondo arabo fosse mitigata da un’effettiva importanza internazionale. Parificare il gigante indiano ed il mondo arabo ai cinque paesi membri ridurrebbe questa visione di dominio occidentale sul mondo, togliendo acqua alla fonte dell’odio terroristico.
Questa è la via che si dovrebbe seguire, perché, se proprio vogliamo esaltare la ragione occidentale come guida del nostro agire, come mai non cambiamo strada quando quella che abbiamo scelto appare palesemente errata?
A questo punto si facciano da parte i pacifisti ad oltranza che tuttavia non disdegnano di regalare ceffoni umanitari, si facciano da parte i neoconservatori religiosi e guerrafondai americani, si facciano da parte i governi che non dovrebbero essere tali per conclamata idiozia delle loro proposte (questo riguarda l’Italia). Si uniscano invece tutti gli esseri umani degni di tal nome, si diano finalmente da fare perché una sconfitta in Iraq è una sconfitta per tutti quanti o se preferite datevi semplicemente tutti da fare perché continuano a morire migliaia di persone senza che ci sia neppure un perché ad ingannare i loro parenti ed i loro assassini.

 
 
 

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