| |
| |
|
|
| |
Il Diritto di
Autore:
qualcuno li
avverta che è finita!!!
di Patrizio Agostinelli
|
|
| |
Fino a dieci
anni fa la rilevanza reale e quotidiana del Diritto di Autore
era la stessa del principio dell'Entropia: la maggior parte
delle persone comuni ne era a conoscenza come di un principio
sempre in funzione, ma la sua applicazione cosciente e
strumentale restava e resta alquanto ristretta.
Negli ultimi tempi invece molto è cambiato per questo “Diritto”.
Fu proprio dopo la metà degli anni Novanta che mi imbattei in
esso con la nuova forma che aveva giust'appunto adottato per la
transizione all'Era Post-Moderna. Mi trovavo ad un convegno in
cui si parlava di contadini indiani e di sementi che una volta
piantate nel terreno avrebbero prodotto frutti resi
geneticamente sterili, cosicché si sarebbe tutelata la
“Proprietà Intellettuale” di una multinazionale che produceva
OGM.
Sul momento non mi accorsi immediatamente che “Proprietà
intellettuale”, “Copyright” e “Diritto di Autore” erano dei
sinonimi. Iniziai ad intravederlo con l'avvicinarsi del nuovo
millennio, quando si diffusero ad un livello accessibile i
comuni utenti dei personal computer finalmente utili, programmi
finalmente potenti e curati, e la rete informatica globale.
Fino a tre o quattro anni fa comunque il copyright restava pur
sempre un argomento che preoccupava ben poco i pensieri di chi,
per lavoro, studio, o semplice svago vi si imbatteva. Oggi
invece è diventato un argomento serio, serissimo, tanto che
provoca allarme, costringe i governi ad intervenire con delle
leggi, e qualche cittadino paga persino altissimi prezzi per non
averlo rispettato.
Per una volta la sarabanda di costume che usano fare radio, TV e
giornali non è la solita brodaglia riempi-notiziario, c'è un
elemento reale, e c'è un fortissimo punto in comune tra il
contadino indiano che vive per la sussistenza e il cittadino
occidentale medio: quello di non riuscire più a disporre
integralmente di larga parte dei beni cui entrano in contatto.
Non a caso assistiamo in Italia a processi che siamo meglio
abituati a vederla nella “Grande Fiction” americana; qualche
tempo fa infatti, dei nostri connazionali dovettero difendersi
dall'accusa di aver modificato le loro Playstation in modo da
poter utilizzare giochi “crackati”. Qualcuno voleva arrivare al
punto di impedire l'uso di un oggetto ad un proprietario con
tutti i diritti per farlo.
E sì...Il Diritto di Autore non più una questione che riguarda
artisti e intellettuali o imbrattacarte impenitenti come il
sottoscritto, ormai è questione quotidiana per tutti.
Non è questa una grande novità in fin dei conti, la legislazione
che imponeva un dazio su marchi, brevetti, opere letterarie ed
artistiche è talmente antica, talmente capillare, da lasciare
storditi la prima volta che si va a scoprirla. Queste leggi per
tantissimi anni sono stati un sorta di argine all'interno del
quale il fiume della cultura e della creatività umana è scorso a
lungo; gli argini poi sono diventati parte di un paesaggio, e
l'occhio, in pratica, si dimenticava di vederli. Ma con il tempo
è successo qualcosa. Qualcosa che ha iniziato a far ribollire
l'acqua cheta e a erodere questi limiti, tanto che oggi, per
quanto i difensori del copyright tentino, gli argini stanno per
essere travolti.
Il Diritto di Autore, infatti mi appare come un relitto di
un'epoca passata; coloro che lo difendono con tutti i mezzi mi
ricordano quasi gli ecclesiastici francesi che cercavano di
difendere le decime feudali dopo il 1789. Era un atto un po'
ridicolo, ed essi lo facevano solo perché non avevano compreso
sufficientemente cosa era cambiato nel loro paese negli ultimi
mesi. Mi appaiono ridicoli allo stesso modo, e per le stesse
ragioni, tanti piccoli e grandi burocrati della SIAE e della
FIMI.
|
|
| |
|
|
|
|