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Con
l'allargamento dell'Unione Europea ai dieci Paesi dell'est
europeo diventano 450 milioni le cittadine e i cittadini
direttamente interessati da quelle che saranno le direzioni che
il processo di unificazione europea intraprenderà.
La dimensione europea è d'altronde uno dei luoghi fondamentali
dentro i quali si giocheranno le possibilità per il movimento
antiliberista internazionale di mutare l'attuale scenario di
dominio mondiale e di produrre alternative concrete per la
fuoriuscita dal modello neoliberista e dall’immaginario della
guerra permanente che lo supporta.
Ingenuo, a questo proposito, è chi in questi giorni si stupisce
di fronte agli orrori delle torture irachene in mondovisione: la
tortura è infatti connaturata al sistema di pensiero e di azione
dell’attuale governo statunitense che chiama “canaglie” gli
Stati non allineati, emana leggi liberticide che sospendono i
diritti minimi di qualunque sospettato, gestisce impunemente
l’inferno di Guantanamo e rifiuta il riconoscimento del
Tribunale penale internazionale.
In questo tragico momento internazionale l’Europa che si sta
costruendo è a-democratica, neoliberista e militarizzata. E la
bozza di Trattato Costituzionale ne è la prova più evidente: un
trattato che dovrebbe essere un patto costituente tra i
cittadini dell'Unione, ma sul quale gli stessi non hanno ancora
voce in capitolo; un trattato che delinea la natura stessa del
progetto europeo come fondato sul principio di una "economia
sociale di mercato fortemente competitiva"; un trattato, infine,
che arriva a costituzionalizzare specifiche politiche monetarie,
quali quelle previste dai Trattati vigenti di Cardiff, Amsterdam
e Maastricht.
Quello che emerge è l'idea di un progetto europeo che sfida gli
USA sullo stesso terreno, quello del dominio del Nord sul Sud
del mondo, della costruzione di un forte esercito europeo, della
precarizzaione del lavoro e dei diritti, della mercificazione
dei beni comuni e dei servizi pubblici, della fortezza
escludente il "mondo altro".
Occorre dunque tutto il bagaglio di idealità e di concretezza,
di critica radicale e di capacità di proposta che il movimento
ha saputo produrre in tutti questi anni nell'intero continente
per affrontare un compito apparentemente impossibile : costruire
l'altra Europa, quella sociale e dei popoli. Proviamo a vedere
insieme come.
INNANZITUTTO LA PACE.
La grande radicalità e ragionevolezza dello slogan "contro la
guerra senza se e senza ma" deve divenire principio costituente
dell'Unione Europea e proposta politica concreta, in grado di
incidere sul ruolo dell'Europa nel mondo e sul modello
economico-sociale interno.
Un'Europa che ripudia la guerra deve essere anche un'Europa che
libera i propri territori da tutte le servitù militari, che
promuove politiche pubbliche di riconversione produttiva
dell'industria bellica, che riduce drasticamente le proprie
spese militari e che contrasta il commercio di armi.
Solo un'Europa siffatta potrà rendersi protagonista di una
rifondazione delle Nazioni Unite secondo meccanismi di
democrazia reale.
IN
PACE CON LA NATURA.
La crisi economica europea è soprattutto la crisi di un modello
produttivo interamente basato sul soddisfacimento dei consumi
individuali, materiali o immateriali, e sul bisogno del profitto
immediato. Siamo immersi in un sistema economico che, mentre
allarga a dismisura lo spazio della sua azione, modulandolo
sull'intero Pianeta, riduce il tempo della propria prospettiva
agli indici di Borsa del giorno successivo.
L'esasperazione della competizione globale produce
precarizzazione delle condizioni di lavoro e di vita,
sfruttamento e privatizzazione delle risorse naturali,
allungamento dei cicli di produzione e di trasporto, con
conseguente sovraconsumo di energia, territorio e risorse
ambientali.
Occorre dunque pensare ad un nuovo modello economico, centrato
sull'ecologia e i valori d'uso,
attraverso :
a) il progressivo abbandono della competizione internazionale
guidata dalle esportazioni, per
privilegiare la produzione per i mercati locali, favorendo la
conservazione e la rigenerazione delle risorse naturali e la
costruzione di cicli brevi e chiusi di produzione e
distribuzione;
b) la definizione di un'unica gigantesca opera pubblica, ovvero
la manutenzione del territorio e il recupero urbano delle città
e dei territori.
LA
PACE COMINCIA DAL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI E DEI BENI COMUNI.
A fronte di un modello che si prefigge la mercificazione dei
beni comuni e dei servizi pubblici, occorre invece pensare che
un nuovo modello economico e sociale europeo debba avere le sue
fondamenta proprio nel riconoscimento anche normativo dei
diritti irrinunciabili per tutti e -come tali- non negoziabili:
dai beni comuni naturali - aria, acqua, energia, biodiversità-
senza i quali la stessa sopravvivenza individuale e collettiva
non è possibile, ai beni comuni sociali - salute, istruzione,
mobilità, cultura e informazione - frutto di processi e percorsi
di lotta storico-sociali.
Ne consegue direttamente il rovesciamento dell'attuale ruolo
dell'Unione Europea all'interno dell'Organizzazione Mondiale del
Commercio, così come la necessità di un superamento "da
sinistra" del Patto di stabilità e del Trattato di Maastricht :
se i beni comuni e i servizi pubblici garantiscono diritti
universali, devono essere privi di tetto di spesa che non sia
dettato dal raggiungimento stesso dell'obiettivo, e non possono
in alcun caso essere sottoposti alle regole del mercato.
Ne deriva, inoltre, la necessità di nuove politiche di fiscalità
generale che, attraverso la Tobin Tax, l'abolizione dei paradisi
fiscali, la tassazione dei redditi da capitale, la tassazione
degli investimenti diretti all'estero e la diminuzione delle
spese militari, consentano di contrastare lo strapotere delle
lobbies finanziarie e di reperire le risorse per garantire
servizi pubblici europei a tutte/i.
LAVORO, REDDITO E TEMPI DI VITA.
Un'Europa diversa non può che partire dall'obiettivo della piena
occupazione per tutte/i. Ma poiché un nuovo modello economico
europeo non può più essere fondato sull'aumento esasperato della
produzione di merci e guidato dal principio indiscriminato della
crescita del P.I.L., l'obiettivo della piena occupazione deve
essere necessariamente collegato a quello della redistribuzione
dei tempi di lavoro e di vita, e dunque della sua riduzione per
ciascuno. In questo senso, diventa non più procrastinabile una
lotta generalizzata a tutte le forme di precarizzazione del
lavoro, nonché la costruzione di politiche economiche che
prevedano forme di reddito indipendenti dall'inserimento nel
ciclo produttivo.
UN'EUROPA
APERTA.
"Per dimostrami che il tuo è un Paese civile, mi hai mostrato i
monumenti e i musei; adesso mostrami le carceri, così saprò se
il tuo è davvero un Paese civile" diceva l'illuminista Voltaire,
significando con ciò come solo partendo dagli ultimi sia
possibile l'edificazione di un mondo adeguato per tutte/i.
Non potrà dunque esserci Europa vera che non sia anche un'Europa
aperta e che, nel riconoscimento dei diritti, non parta da
quelli per i quali sono costantemente negati : le popolazioni
migranti.
Vero simbolo del modello neoliberista, la figura del migrante
assume su di sè tutti gli elementi di precarizzazione totale
della vita, e nel contempo prefigura quel che potrebbe essere
per ciascuno di noi. Dire "no" all'Europa-fortezza significa
dunque dire "sì" alla cittadinanza fondata sulla residenza, alla
libera circolazione delle persone, al riconoscimento pieno dei
diritti civili e sociali, all'immediata chiusura di tutti i
centri di detenzione.
È un compito molto complesso per chi come me, provenendo dal
Movimento, si candida ad un posto al Parlamento europeo. E ‘
necessario che su tali proposte si costruisca, oggi nel Paese
domani in Europa, la più ampia convergenza possibile in modo da
attraversare la politica istituzionale a tutti i suoi livelli,
sapendo contaminarla e trasformarla.
Perché, fuori e dentro i Palazzi, l’obiettivo è sempre il
medesimo: riappropriarsi del proprio mondo, con l'intelligenza
collettiva di cui siamo capaci.
www.vittorioagnoletto.it
Fonte: Associazione culturale
Punto Rosso
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