| |

Il14 maggio 2004, il
Comune di Praia a Mare, ha voluto festeggiare i dieci anni di nascita
della fondazione del Museo Comunale cittadino, che in questi anni ha
continuato ad ampliarsi ed ad arricchirsi, con nuove collezioni ed una
importante biblioteca, inauguando la mostra“Grafiche e Disegni” del
grande artista Nato Frascà.
L’evento é stato anticipato dalla presentazione, presso la sala
consiliare del comune calabrese del libro “l’Arte all’ombra di un’altra
luce”, scritto dallo stesso autore a cui è seguita la proiezione del
documentario, “Gruppo uno: Carrino, Frascà, Uncini” con la presentazione
di Giulio Carlo Argan e la regia di Emilio Marsili.
Nato Frascà, ricordiamo, è nato (1931) a Roma, città in cui vive e
lavora ed in cui fino a qualche anno fa, ha tenuto la cattedra di Teoria
della percezione e Psicologia della forma, presso l’Accademia di belle
Arti.
In seguito ad una borsa di studio, offerta dal governo francese, ad un
artista italiano, nel 1961 emigra in Francia ed esattamente a Parigi.
Qui frequenterà i corsi di incisione, presso l’atelier 17, di W. S.
Hayter ed in più entrerà in contatto con Giacometti, Magnelli, Fautrier,
Hartung, Cèsar, Arman e Calder.
Nel ’62 rientrato a Roma, è promotore del gruppo 1, il quale si colloca
fra i principali gruppi europei di ricerca degli anni sessanta, insieme
a Santoro, Paca, Carrino, Uncini e Biggi.
L’attività di artista cammina parallelamente dal ’57 a quella di
scenografo, e la maggiore collaborazione con i maggiori registi italiani
(Antonioni, Visconti, Bolognini, Dino e Nello Risi…).
I rapporti con codesti registi favoriscono la realizzazione del suo
primo film d’artista: “Kappa” (’65), cui seguiranno, nel ’78 “Soglie” e
nel 1980, “Identikit”.
L’esperienza di collaborazione come regista con la televisione italiana,
tra il ’67 e il ’70, completa il quadro di un’apertura verso le arti
performative, che ha un peso strategico, nel suo complesso universo
artistico.
Contemporaneamente mentre la sua vicenda di artista è in gran fermento,
inizia anche la sua attività pedagogica che ad essa si lega
inscindibilmente.
G.C. Argan lo chiama a dividere con lui la Cattedra di Esercitazioni
visive per la fondazione dell’Istituto Superiore delle Industrie
Artistiche (ISIA) e nel 1975 sarà nominato, per chiara fama, alla
Cattedra di Teoria della percezione e Psicologia della forma, presso
l’Accademia di Belle Arti di Carrara e poi come abbiamo detto, in quella
di Roma dove ha insegnato fino al 1998.
Dal 1964 a 1982, la ricerca sulla percezione si dilata progressivamente
in direzione dell’ambiente.
Prima con la creazione di forme e strutture, che segnano l’uscita dal
“cubo spaziale”, “Modulari Cubici e Gabbia Cubica” (1964-65) che via via
porteranno alla costruzione di veri e propri “ambienti”(ambiente
prospettico polivalente 1971-74) che integrano la dimensione fisica e
quella visivo-mentale.
In seguito, con un percorso a ritroso che mette a fuoco sempre più
distintamente la componente immaginativo-onirica, che è all’origine
della sua ricerca, passerà alla produzione di oggetti e pitture, dotati
di corporeità date dalla presenza stessa dell’artista, che interverrà,
attraverso performances.
Qui risalta l’acquisizione di una diversa consapevolezza nei riguardi di
nuovi orizzonti operativi.
Dal 1982, Frascà sviluppa un nuovo orientamento: lo studio degli aspetti
psicologici che danno vita all’icona (psiconologia), applicata anche
alla storia dell’arte.
In questo contesto egli affronta l’analisi dello “scarabocchio”, degli
adulti da cui fa risalire la condizione pre-natale.
Nel 1983, il presidente della società Psicoanalitica italiana, Franco
Fornari, lo invita ufficialmente a presentare i risultati della sua
ricerca “psiconologica” al I convegno internazionele
“Psicoanalisi-Arte-Persona” di Milano.
In quel contesto, Cesare Musatti e Davide Lopez, gli esprimeranno grande
e vivo apprezzamento per la sua metodologia di Analisi caratteriale
messa a punto.
Invitato a collaborare con i gruppi dell’International Society for the
Study of Prenatal Psycology, dal 1985, tiene conferenze e seminari
presso l’Istituto di Psicoterapia Analtica e presso il Sophia University
di Roma, presso la comunità Mayeusis di Capena, lavorando su casi di
tossicodipendenza e malattie mentali, in cui raggiunge risultati di
notevole interesse.
Dal 1987 fa parte del direttivo della Società Internazionale di
Antropologia del Prenatale di Roma.
Invitato dall’epistemologo Ervin Laszlo, a far parte del club of
Budapest come Creative Member è, inoltre, nominato Consultor Member
della Global Cooperation for the Better World e collaboratore dell’International
Committee for Integral Science e del General Evolution Research Group.
Il libro: L’Arte all’ombra di un’altra luce - Viaggio nello scarabocchio
degli adulti attraverso la Psiconologia, suggella, nel ’98, questo lungo
percorso di esperienze e ricerca, a cui segretamente dal 1985 si
riaffianca come luogo privilegiato che condensa, riassorbe e vivifica
ogni linea di percorso, la pittura, vita consacrata da un distillato di
“amore totale”, che si svolge nel “rito” quotidiano.
|
|