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Utilizzare gli strumenti di condivisione dei files per
diffondere un altro modello commerciale per la musica e le opere
multimediali? Si può e si deve fare. Proposte per sconfiggere
"gli amici di Urbani" e costruire l'altra musica possibile.
Un lettore, che si fa chiamare semplicemente Schifato, ci
scrive: "Siamo sempre più controllati. Il potere sarà sempre più
potente, quindi in grado di imporsi e diminuire le libertà
individuali senza possibilità di dissentire. Stiamo creando una
società di servi e padroni."
In effetti, il cartello che oggi si incarna nel ministro Urbani
si sta ingegnando per renderci la vita sempre più difficile: ha
cercato di trasformare le biblioteche in librerie a nolo, ha
trasformato cd e dvd in prodotti menomati, rendendo impossibili
anche molti utilizzi legali, tenta di criminalizzare oltre ogni
misura chi fa condivisione di files, e ultimamente, in maniera
anche goffa, sta facendo qualche timido tentativo di schedare il
popolo della rete.
Tuttavia non sono d'accordo con Schifato. Tutta questa
cattiveria, questa assenza di vergogna nel promulgare leggi
tanto ingiuste quanto inapplicabili, non è l'inizio di un potere
nuovo e sconvolgente, ma il canto del cigno del vecchio sistema
del copyright. Le misure dell'attuale governo tentano di
proteggere quel che resta degli interessi delle case
discografiche, rese quasi del tutto inutili dal progresso
tecnologico.
Gli ultimi anni, infatti, hanno prodotto una grande
discontinuità, modificando il trasporto e la fruizione della
maggior parte delle opere d'arte. La rete, la banda larga, le
tecnologie di compressione e di condivisione dei files
multimediali, hanno reso di fatto non necessario il supporto
fisico (cd, dvd, nastro, vinile) per veicolare il contenuto
multimediale (testi, immagini, suoni, filmati).
Così cade l'ultimo motivo a supporto del copyright: gli autori
non hanno più bisogno di sostenere ingenti investimenti per
diffondere le loro opere. Come già scritto su Zeus News, la
necessità di un intervento di capitali dell'editore aveva
giustificato il meccanismo del copyright, camuffato fin
dall'inizio, nel 1702, come una tutela dell'autore.
In realtà, con l'atto di cessione del diritto all'editore,
l'autore diventa quasi sempre suo ostaggio. E tutta la
legislazione in materia finisce, come sappiamo, per difendere i
forti interessi delle major. Il lettore Davide propone un
interessante conteggio fatto da Courtney Love.
Oggi, però è teoricamente possibile diffondere le prorie opere
senza organizzare un canale distributivo, creare la copia
master, la stampa dei cd, delle copertine: questi costi possono
essere saltati a piè pari mettendo online il file. Chiunque può
accedere a questo tipo di distribuzione: i negozi di cd
potrebbero occuparsi di scaricare i files, provvedere al
pagamento dei diritti, stampare cd e copertina e consegnarlo
anche a chi non possiede pc e linea adsl.
In un articolo precedente ho affermato che i ragazzi di Urbani
sono funzionali agli interessi che il ministro, con i suoi
farneticanti provvedimenti, vuole proteggere. La lotta tra il
ministro e i seguaci del p2p è uno scontro di retroguardia: la
vera battaglia è quella che si giocherà sul copyright tra autori
ed editori. Se il popolo della rete userà le proprie armi per
diffondere musica indipendente, il potere delle major subirà un
duro colpo.
Come al solito, la strada da seguire è quella tracciata da
Richard Stallman: una solida base legale, sotto forma di licenze
ineccepibili, massima libertà di circolazione e un sistema che
remuneri in qualche modo il lavoro degli artisti. Un flusso
parallelo di distribuzione di contenuti multimediali, sulla
scorta di quanto avvenuto col Free Software, governato da una
sorta di copyleft.
Le parole chiave di questo scenario sono libertà e
complementarietà. Sia gli autori che i consumatori possono
scegliere se optare per il copyright o per la distribuzione
indipendente, con quali e quanti brani, scegliendo il secondo
canale solo se e quando lo riterranno conveniente. Quando il
circuito legale via rete offrirà quantità e qualità paragonabili
a quelle della distribuzione tradizionale, avremo una reale
libertà di scelta.
Ma gli autori, come saranno tutelati? Nè più nè meno che col
metodo tradizionale, essi camperanno con la vendita dei cd (che
notoriamente hanno qualità superiore rispetto ai files
compressi), con i concerti, il merchandise. Solo che potranno
farlo in maniera autogestita, senza l'intermediazione di una
major e, soprattutto, tutti gli artisti avranno accesso
paritario alla rete senza essere soffocati dal Sandy Marton di
turno dell'etichetta.
Qualcuno ci sta già pensando. Per esempio Magnatune (grazie
ancora a Davide), che si presenta con un eloquente "siamo
un'etichetta discografica, ma non il male". Un'etichetta che usa
un modello tipo shareware per il download della musica. Il
prezzo di acquisto è basato sul tipo di utilizzo che si vuol
fare del brano, e l'uso non commerciale è coperto da licenza
Creative Commons al 100%.
Altri links: Free Matrix, un sito collegato ad una radio che
diffonde musica alternativa a quella sponsorizzata dalle
etichette, meglio se open source, Going Ware, prolifico
contenitore di links, con molte spiegazioni sulla filosofia che
anima il movimento, Il South Africa mp3 site, che da 3 anni
raccoglie musica locale legale, oppure Audio Street, che offre
ospitalità a gruppi emergenti senza contratto.
Optare per metodi legali e non violenti non significa rinunciare
a combattere, ma dare più efficacia alla propria lotta. Chiunque
avesse opinioni, commenti, modelli commerciali alternativi,
licenze, ma soprattutto links, è gradito nei commenti sotto
l'articolo.
Articolo tratto da
Zeus News, notiziario libero e indipendente dedicato a Internet,
all'informatica, alle nuove tecnologie e alla telefonia fissa e
mobile."
www.zeusnews.it |
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