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 PitiFest: cinema e cultura nella ‘Piccola Gerusalemme’

di Silvia Golfera

 
 

Si è da poco concluso la 7° edizione del PitiFest di Pitigliano, festival di cinema e cultura ebraica. Si tratta di una manifestazione unica nel suo genere in Italia, che, pur fra immense difficoltà, cerca di tenere accesa l’attenzione verso il cinema di argomento e carattere ebraico e, cosa non trascurabile, contribuisce ad accendere i riflettori su quella meravigliosa cittadina toscana che non a torto viene definita ‘la piccola Gerusalemme’
Arrivare fino a Pitigliano non è semplicissimo, anche per la mancanza, o quasi di mezzi pubblici. D’altra parte, il paesaggio che si attraversa, nel cuore etrusco della penisola, ripaga ogni fatica e predispone ad un’atmosfera che non poco giova alla manifestazione. Procedendo fra curve e pendii, il paese appare all’improvviso e la visione è di quelle che sorprendono e affascinano: arroccato su uno sperone di tufo, lo stesso materiale con cui sono costruite le case, con l’imponente acquedotto mediceo che si staglia a picco sulla valle.
Non c’è da stupirsi che l’idea del Festival sia venuta alla sua ideatrice, Michela Scomazzon Galdi, giornalista e appassionata di cinema, proprio dalla frequentazione di questo straordinario paese. Ha potuto infatti scoprire la tradizione ebraica del luogo, sede di uno dei ghetti meglio conservati della nostra penisola e dalla sorprendente struttura, e di accorgersi di come esso, proprio per le importantissime testimonianze storiche che vi sono conservate, sia divenuto meta di turismo da parte di molte comunità ebraiche internazionali. Ha da poco ricevuto la visita, fra gli altri, anche del Granduca Sigismondo d’Asburgo Lorena, cittadino onorario di Grosseto, che ha deposto una corona davanti alla Sinagoga.
Grazie all’indomita tenacia con cui Michela ha saputo intrecciare risorse e relazioni, si deve l’esistenza di questa manifestazione, che speriamo riesca a conquistare una sempre maggiore visibilità. A volte si parla di “prodotti di nicchia” riferendosi a quelli che pur affermandosi per la particolare qualità, mantengono tuttavia una produzione limitata. Scegliendo di conservare come sede dell’iniziativa Pitigliano, si decide, conseguentemente di destinarla a un piccolo pubblico di appassionati. In paese ci sono infatti un’unica sala cinematografica, peraltro piuttosto piccola, e una sala espositiva. In un centro più grosso il PitiFest riscuoterebbe senza dubbio una risonanza maggiore.
Tuttavia il fascino e il coraggio dell’iniziativa consistono anche nella scelta di questa collocazione.
Tema di quest’anno è stato la memoria, una memoria che fatica sempre più a misurarsi col presente. “Anna Frank:un’eredità di speranza, un’eredità di memoria” il titolo della rassegna. Lei che, come sottolinea Amos Luzzato nel saluto al Festival “ non avrebbe mai pensato di diventare un simbolo e un classico” dà voce a tutti coloro, che senza altra colpa che quella di appartenere a un ‘particolare gruppo umano’, non hanno avuto diritto alla libertà, alla pace, alla dignità e al futuro. Diritti che purtroppo ancora faticano ad ottenere riconoscimento universale.
Per l’occasione è stato presentato il film, ancora in fase di lavorazione, ‘Cara Anne Frank-Il dono della speranza’, che il giovane regista Dario Picciau, in collaborazione con una trentina di altri artisti, sta realizzando in 3D, nel laboratorio milanese 263Film del produttore Andrea Jarach. Attraverso le più avanzate tecniche digitali saranno ricostruiti fedelmente i volti dei protagonisti e gli ambienti originali di quegli anni. Un film, la cui uscita è prevista per il 2006, che sogna un finale diverso, con un’Anne invecchiata che firma libri di successo.
Anna Frank, ma non solo. Il Festival costituisce una vetrina su quanto si produce sulla storia e la cultura ebraica, con un’attenzione speciale a quanto viene da Israele, attraverso la sezione “Una finestra su Israele”. Film di esordienti, studenti di scuole di cinema, ma anche l’ultima opera di Amos Gitai, ‘Hotel Promised Land’, già presentato a Venezia, ma non ancora distribuito in Italia, che, con un impianto documentaristico, che a tratti, inaspettatamente, si scioglie in momenti di intenso lirismo, porta sullo schermo le vicende crudeli delle ragazze prostitute che dai paesi dell’Est approdano, moderne schiave, nel paradossale paradiso della Terra Promessa.
Di grande interesse, quest’anno, nella sezione “Cinema e dialogo” la presentazione in anteprima assoluta del cartone animato, “Pace of Peace” seguto dal documentario “La storia di Pop” che ne ricostruisce la genesi. Il cartone è nato infatti dal lavoro e dalla collaborazione di un gruppo di ragazzini israeliani e palestinesi che, sfidando blocchi esteriori, ma soprattutto quelli interni, i più inquietanti e pericolosi, hanno costruito un rapporto intenso fra di loro e realizzato questo cartoon con l’aiuto, naturalmente di disegnatori ed esperti che sapessero supportarli. Prodotto dal Centro per la pace di Gerusalemme e dal comune di Roma, il filmato è stato acquistato dalla Rai.
Il premio e uno speciale riconoscimento sono andati al cortometraggio di Dario Picciau e Roberto Malini “Binario 21” che, utilizzando diverse tecniche narrative, dalla testimonianza storica alla rivisitazione poetica, rievoca la vicenda di quanti, nel 1943-44, furono deportati ad Auschwitz partendo appunto dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Binario sotterraneo che oggi, un comitato, propone di trasformare in centro multimediale per la prevenzione del razzismo, dell’antisemitismo e del pregiudizio. Perché la storia non resti celebrazione, col rischio, come sottolinea la signora Franca Eckert Coen, Consigliere alle Politiche della Multietnicità del Comune di Roma, di “ trasformarsi in un’arma a doppio taglio e diventare una notte in cui tutti i gatti sono bigi e dove l’assassino è una cosa sola con la vittima, ed è altrettanto facile identificarsi col perseguitato e col persecutore…Perché ‘Mai più!’ non sia solo una frase vuota…ma una presa di responsabilità per il nostro presente e il nostro futuro”.

Golfera Silvia

 
 
 
 

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