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| Difendiamo la libertà di pensiero e
di espressione
di Al Cunningham Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver "vinto" la guerra contro lIraq e le proteste si sono placate. Non siamo stati in grado di fermare la guerra e il nostro morale si è abbassato, ma fortunatamente non per sempre. Ci sono ancora tante cose da difendere. Le nostre libertà civili sono in pericolo, minacciate ogni giorno di più. Durante marce di protesta contro la guerra a Portland (Oregon) e a Oakland (California) contro i manifestanti sono stati usati proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Ora lOregon ha intenzione di promulgare una legge anti-terrorismo che permetterebbe larresto e una condanna fino a 25 anni di detenzione nei confronti di manifestanti che "bloccano le strade" o fanno "qualsiasi cosa che interrompa le normali attività giornaliere". Venticinque anni di detenzione sono una pena estremamente severa, così come è estremo definire "terroristi" i manifestanti. Il fatto è che se non sei daccordo con lopinione popolare, allora vieni considerato un "terrorista". Quando i media hanno reso nota la loro opinione in merito alla guerra in Iraq hanno "catturato" i pensieri di milioni di persone, facendo diventare lIraq una vera e propria minaccia agli occhi di moltissimi americani. Non è stato difficile. Hanno raccontato soltanto una parte della storia, la loro. Il resto del mondo, invece, si è schierato unito contro la guerra. Che si tratti di TV, carta stampata o altro, i media americani sono di proprietà di pochissime persone e ne influenzano moltissime: tutto il Paese. E sufficiente un minuto per guardarsi in giro e rendersi conto che sono ovunque e cercano di convincere la gente a credere in ciò che dicono. E la guerra non fa eccezione. I giornalisti fanno a gara per tenerci informati su cosa accade, ma il fatto è che molti aspetti della guerra non sono stati resi noti e non lo sono ancora oggi. Molti stanno pagando salato per aver espresso la propria opinione. Alcune delle conseguenze di cui tutti siamo a conoscenza sono quelle pagate da alcune star di Hollywood, come ad esempio Susan Sarandon, Tim Robbins, Janeane Garofalo e Natalie Maines dei "Dixie Chicks". Tim Robbins e Susan Sarandon sono stati duramente criticati per essersi schierati contro la guerra e molti eventi cui dovevano essere ospiti sono stati annullati. La sit-com di Janeane Garofalo, il cui inizio era fissato in questo periodo, adesso è in forse. E la vendita di CD dei "Dixie Chicks" è calata del 40% nella settimana in cui Natalie Maines ha dichiarato di provare vergogna per il fatto che il Presidente americano, George W. Bush, sia nativo del suo stesso Stato, il Texas. In seguito alla sua dichiarazione le stazioni radio di tutto il Paese hanno invitato gli ascoltatori a boicottare la band e a non comprare i loro dischi. E alla serata degli Oscar, le star di Hollywood, non volendo prendere alcuna posizione per paura di eventuali ripercussioni, sono rimaste impassibili durante e dopo il discorso di Michael Moore, profondamente anti Bush. Dobbiamo mettere fine a tutto questo. Non possiamo permetterci di smettere di protestare. Le Hawaii sono il primo Stato ad aver formalmente respinto il "Patriot Act" con una Risoluzione del Senato che nega luso di risorse statali per "attività incostituzionali, incluso, ma non limitatamente a . lUSA Patriot Act". E il Nuovo Messico ha approvato una proposta di legge che, in relazione al "Patriot Act", "afferma le libertà civili" e "dichiara opposizione a misure federali che violano le libertà civili". Questi sono passi importanti nella giusta direzione. Nonostante gli USA abbiano "vinto" la guerra in Iraq, la guerra negli USA non è ancora finita. La situazione nel nostro Paese sta diventando più preoccupante ogni giorno di più e, a forza di peggiorare, prima o poi crollerà. Dobbiamo esserci per ricostruire le cose. Questioni importanti come la sanità, la disoccupazione e listruzione vengono trascurate da troppo tempo. E la "guerra al terrorismo" è unaltra panzana. "Terrorista" qui è chiunque ha unopinione diversa da quella che ci propinano i media. Stiamo davvero rischiando di perdere completamente la libertà di espressione. Molti, di fatto, hanno già perduto la libertà di pensare. I nostri figli hanno fame di conoscenza, oltre che di vero cibo, mentre lAmerica continua a spendere soldi per "rendere democratici" altri Paesi e per perfezionare le tecniche di sorveglianza e spionaggio nei confronti dei nostri stessi cittadini. Non possiamo permettere che ci portino via la libertà di dire ciò che pensiamo. La libertà di espressione è garantita dalla nostra Costituzione, per la quale molti americani nel corso della storia hanno perduto la loro vita. Dobbiamo parlare, parlare di più e dirlo ogni volta che assistiamo a delle ingiustizie da parte di chi ci governa. Dobbiamo continuare ad organizzarci e non soltanto resistere a ciò che loro vogliono fare, ma anche far conoscere il nostro modo di vedere la società, una società in cui a tutti viene data la possibilità di vivere una vita degna. Questo nostro modo di vedere le cose è ciò che chi ci governa cerca di distruggere eliminando la possibilità di dire ciò che pensiamo. Non dobbiamo lasciarglielo fare. Giugno 2003 Al Cunningham Box E-22600 San Quentin, CA 94974 |