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Labrogazione delle libertà civili negli USA dovrebbe spaventare chiunque |
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Occupandomi da anni di diritti umani, pena di morte e libertà fondamentali dei cittadini, ed avendo stretto rapporti di amicizia con molti condannati a morte e detenuti comuni statunitensi (ma non solo), i miei viaggi negli USA sono abbastanza frequenti. Non mi sono mai sentita minacciata durante i miei soggiorni in questo Paese, che anzi ho sempre considerato un grande esempio di democrazia. Mai fino alla promulgazione della "Patriot Act", una legge fortemente voluta dallAmministrazione Bush che ha annullato (seppur temporaneamente) la Carta dei Diritti, cioè quegli Emendamenti che costituivano parte integrante della Costituzione americana. Questa legge annulla la procedura di "Habeas Corpus", cioè quella procedura a tutela della libertà personale contro la detenzione arbitraria, e sostanzialmente dà carta bianca alla polizia per entrare a proprio piacimento in qualsiasi abitazione, in qualsiasi momento, e di effettuare perquisizioni e confiscare qualsiasi cosa, senza autorizzazione della magistratura, permette alle agenzie federali di spiare ed archiviare a tempo indeterminato i dati e le comunicazioni di ogni cittadino, al fine di controllare comportamenti, consumi, abitudini (senza che i cittadini ne vengano informati), nega ai cittadini la possibilità di appellarsi alle autorità per torti subiti (veri o presunti che siano) ad opere delle forze dellordine, elimina la "trasparenza giudiziaria", elimina il diritto alla privacy, concede praticamente potere illimitato alle forze dellordine e allUfficio Investigativo Federale. In seguito a questa legge qualsiasi turista straniero, ma anche un qualsiasi cittadino americano, può in qualsiasi momento e senza alcuna prova essere arrestato senza autorizzazione della magistratura ed essere trattenuto per un periodo di tempo illimitato (senza processi né condanne) senza essere minimamente tutelato legalmente. E sufficiente un sospetto di "antiamericanismo". Basta che, anche tanto tempo fa, abbia partecipato ad una manifestazione considerata "antiamericana" per rappresentare "una minaccia alla sicurezza nazionale". Questa definizione, così come la definizione di "reato di terrorismo", sono state rese talmente vaghe, che può essere considerato reato di terrorismo anche una critica inviata via e-mail ad un amico, o il leggere certi libri, o il frequentare, ad esempio, la comunità musulmana. E che dire della censura sui mezzi di informazione? Sono stati pochissimi i giornali americani a protestare contro queste misure, per non parlare delle televisioni. Chi ha avuto il coraggio di farlo, ha protestato comunque in modo tenue, quasi a voler passare inosservato. E gli altri o non hanno detto nulla, oppure hanno applaudito. La libertà di movimento? La libertà di associazione? La libertà di espressione? Non esistono più. Certo, queste misure non sono definitive, ma la storia ce lo insegna quando vengono limitate le libertà civili, difficilmente si torna indietro, e comunque mai in breve tempo. Qualche esponente dellAmministrazione Bush, alcuni senatori e deputati, hanno già proposto di trasformare questa misura temporanea in legge permanente. Mi spaventa pensare che tutto ciò potrebbe accadere anche da noi. Dico questo perché qui cè sempre qualcuno che non vede lora di seguire lesempio statunitense . Però, ho fiducia che la gente, a differenza di quanto accade negli USA, qui non si nasconderebbe dietro quanto "lAmministrazione" vuole farti credere e ragionerebbe con la propria testa, si domanderebbe perché, non accetterebbe passivamente, forte della memoria storica, ricordando quanto accaduto non molto tempo fa, in fondo. Onestamente non credo che quanto sta accadendo negli USA sia riconducibile unicamente ai tragici attentanti dell11 settembre e al problema terrorismo, che esiste davvero, ma che credo sarebbe opportuno affrontare in modo diverso, in quanto questo aumento di xenofobia, la demonizzazione degli immigrati, le restrizioni delle libertà civili, luso dei tribunali militari segreti, la violenza psicologica, non possono rappresentare la giusta risposta ad un problema reale. Io temo, e ho quasi paura di dirlo, che queste "reazioni" siano alimentate dalla volontà di distrarre lattenzione dellopinione pubblica e siano il tentativo politico di trasformare il concetto di "dissenso" al fine di legittimare certe azioni militari per scopi molto meno nobili. Come ho già avuto modo di affermare diverse volte, ribadisco di non essere antiamericana e di non esserlo mai stata. Sono "anti" tutto ciò che calpesta i diritti fondamentali di ogni essere umano. Con la scusa della lotta al terrorismo lAmministrazione Bush sta calpestando questi diritti (basta pensare a come vengono trattati i prigionieri nella base di Guantanamo), e credo che sia dovere di noi tutti fare qualcosa. Prima di tutto promuovere la non violenza, la fratellanza fra i popoli, la tolleranza, e poi opporci a tutto questo, fare sentire la nostra voce. I crimini contro lumanità, come quelli dell11 settembre, vanno fermati e i colpevoli vanno puniti, ma senza mai dimenticare il rispetto per i diritti umani, il rispetto per le libertà fondamentali dei cittadini, il rispetto per la diversità, ma soprattutto il rispetto per la giustizia e il trattamento equo. Il prossimo 29 maggio devo ripartire. Proprio per Philadelphia, città dove nel 1787 è stata formalmente approvata la Costituzione federale degli Stati Uniti che cita "noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di perfezionare sempre di più la nostra unione, di garantire la giustizia, di assicurare la tranquillità interna, di provvedere alla difesa comune, di promuovere il benessere generale e di salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d'America". . Mi domando cosa direbbero, adesso, i Padri Fondatori in merito al fatto di "garantire la giustizia" e al "dono della libertà". Questa volta, comunque, potendo essere io stessa etichettata come "una minaccia alla sicurezza nazionale", credo che mi terrò in costante contatto con lambasciata italiana a Washington. E se per un po non mi leggerete, domandatevi dove sono finita Arianna Ballotta |
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