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da
dirittoasilo.it
I
maggiori enti di tutela e assistenza dei rifugiati in Italia
nonché le confederazioni sindacali rivolgono un appello urgente
affinché la legge sul diritto di asilo attualmente in
discussione alla Camera dei Deputati permetta il pieno rispetto
dei diritti dei rifugiati garantendo una procedura di asilo,
equa ed efficace, ed un adeguato sistema di accoglienza. La
proposta di legge intende finalmente attuare il dettato
costituzionale, per cui “Lo straniero, al quale sia impedito nel
suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche
garantite dalla Costituzione Italiana, ha il diritto d’asilo nel
territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite
dalla legge”(art.10 comma 3 Cost.).
Il testo tuttavia, così come approvato dalla I Commissione della
Camera non presenta sufficienti garanzie procedurali:
- è irrinunciabile, per chi si vede rigettata la richiesta
d’asilo, la possibilità di proporre un ricorso effettivo davanti
al giudice; durante il tempo di attesa della decisione il
richiedente asilo deve essere autorizzato a rimanere in Italia;
- non appare giustificato che tutti i richiedenti asilo che
presentano spontaneamente la loro richiesta alle autorità
vengano trattenuti in centri speciali e sottoposti a una
procedura semplificata che offre minori garanzie rispetto a
quella ordinaria, solo perché hanno fatto ingresso in Italia
senza passaporto o perché privi di un permesso di soggiorno.
Si auspica inoltre che il testo sia emendato in modo da
garantire un’accoglienza dignitosa e il diritto al lavoro per
tutti i richiedenti asilo. Il coinvolgimento istituzionale degli
enti locali nelle attività di accoglienza e integrazione dei
rifugiati, come previsto dalla proposta di legge, dovrebbe
essere ormai acquisito e deve comunque essere supportato da una
copertura finanziaria garantita con continuità da parte dello
Stato. L’Italia si appresta, per la prima volta nella sua storia
repubblicana, a dare attuazione al diritto d’asilo
costituzionale attraverso una legge del Parlamento che potrà,
finalmente, consentire una gestione coerente ed organica dei
vari aspetti concernenti le persone straniere che necessitano di
protezione internazionale, al momento dell’arrivo e durante la
loro presenza sul territorio nazionale.
Si tratta di un’opportunità storica.
Da molti anni, l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati e
tutte le associazioni ed organismi impegnati per la difesa dei
diritti umani e le libertà fondamentali della persona auspicano
l’adozione di una legge organica sull’asilo.
Le associazioni e gli organismi firmatari si appellano al
Parlamento, al Governo e all’opinione pubblica affinché questa
opportunità non sia inquinata da considerazioni restrittive, che
enfatizzano unicamente la prevenzione dell’abuso del diritto
d’asilo.
L’asilo è da sempre espressione di umanità, generosità e
solidarietà con chi è perseguitato nel proprio paese.
Non può in alcun modo essere considerato uno strumento per
combattere l’immigrazione irregolare.
I firmatari accolgono con favore la circostanza che molti
elementi della proposta di legge nel testo, approvato dalla I
Commissione della Camera dei Deputati, rispecchiano fedelmente
lo spirito e la lettera del dettato costituzionale, dei princìpi
e del diritto internazionale, e possono rappresentare un
importante passo verso un ordinamento equo ed efficace della
materia.
Ricordiamo, a titolo di esempio, la definizione della persona
avente diritto d’asilo; la menzione di “genere”, di
“orientamento sessuale” e di “appartenenza a un gruppo etnico”
quali elementi che possono portare al riconoscimento dello
status di rifugiato; il decentramento della procedura per il
riconoscimento dello status di rifugiato; l’indipendenza ed
autonomia delle commissioni territoriali; norme sul
ricongiungimento familiare; il diritto al lavoro per il
richiedente asilo, anche se il termine stabilito in sei mesi,
che deve decorrere prima di poter instaurare un regolare
rapporto lavorativo, appare troppo ampio.
Purtroppo, il testo contiene altri elementi, quali,
segnatamente, quelli riguardanti le garanzie procedurali, che
richiedono una diversa impostazione per assicurare la conformità
della legge ai princìpi universali di protezione internazionale
e con la nostra Costituzione. In questa richiesta, le
associazioni e gli organismi firmatari si vedono confrontati con
le recenti pronunce emanate sia dalla Corte Costituzionale che
dal Consiglio di Stato: appare oltremodo irrinunciabile la
possibilità di proporre un ricorso effettivo all’organo
giurisdizionale contro il diniego di concessione del diritto
d’asilo[i].
Il richiedente deve essere autorizzato a rimanere in Italia
durante il tempo di attesa della decisione dell’organo
giurisdizionale, diversamente i rischi per la vita e
l’incolumità della persona potrebbero portare a danni gravi e
irreparabili. Si auspica d’altro canto che tale periodo sia il
più breve possibile.
L’organo giurisdizionale deve avere la possibilità di ordinare
il rilascio del permesso di soggiorno per richiesta d’asilo
quale misura cautelare, valutando a tal fine fumus boni iuris e
periculum in mora. Si ritiene comunque che costituisce
senz’altro un obbligo per il richiedente asilo garantire la
propria reperibilità durante tutta la procedura, pur tuttavia
egli deve essere messo in grado di onorare tale obbligo
attraverso un sistema di accoglienza in strutture adeguate. Si
rileva inoltre che la mancanza di posti disponibili per
l’accoglienza non può in nessun caso danneggiare la posizione
legale del richiedente asilo, tanto più in un paese che deve
senz’altro adoperarsi per incrementare la rete di accoglienza[ii].
Non appare comunque adeguatamente giustificato in punto di
diritto il motivo perciò la persona che presenta spontaneamente
la propria richiesta d’asilo alle autorità competenti venga
trattenuta in centri speciali e sottoposta ad una procedura
semplificata che offre un livello inferiore di garanzie
procedurali, rispetto alla procedura ordinaria, così come si
evince attualmente dal testo approvato in Commissione. La grande
maggioranza dei rifugiati in Italia e in tutta Europa arrivano
nel Paese d’asilo privi di passaporto, di visto o altri
requisiti per l’ingresso regolare.
Tale circostanza non può assolutamente portare al sospetto
generalizzato che la persona intenda fare un uso strumentale del
diritto d’asilo. Il collegamento automatico tra l’istituto del
“trattenimento” e l’applicazione della “procedura semplificata”
così come attualmente configurato, non sembra dare sufficienti
garanzie procedurali ai richiedenti asilo in tale delicatissima
fase.
Per quanto riguarda le misure di assistenza e di accoglienza, si
auspica che il testo sia emendato così da garantire
un’accoglienza dignitosa a tutti i richiedenti asilo e da
recepire adeguatamente la recente Direttiva dell’Unione Europea
sulle condizioni minime di accoglienza.
Le associazioni e gli organismi firmatari, molti dei quali da
anni impegnati direttamente per l’accoglienza e l’integrazione
di richiedenti asilo e rifugiati, considerano che il
coinvolgimento istituzionale degli enti locali in tale attività,
quale previsto dalla proposta di legge in oggetto, sia ormai
acquisito.
Tuttavia, emerge l’esigenza che lo Stato si impegni con
continuità al fine di garantire la copertura finanziaria delle
spese degli enti locali per l’accoglienza della totalità dei
richiedenti asilo e dei rifugiati bisognosi di assistenza.
Firmatari:
ACLI, ARCI,
Associazione Centro Astalli, Caritas Italiana, Casa dei Diritti
Sociali – FOCUS, Comune di Roma – Assessorato alle Politiche
Sociali, Comunità di Sant’Egidio, Consiglio Italiano per i
Rifugiati (CIR), Consorzio Italiano Solidarietà (ICS), CGIL,
CISL, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia-SRM,
Fondazione Migrantes, Fondazione Franco Verga, Unione Forense
per la Tutela dei Diritti dell’Uomo, UIL
Per ulteriori informazioni e adesioni:
Christopher Hein – CIR, tel. 06 69200114
Anna Fabbricotti – CDS, tel. 06 491340
Donatella Parisi – Ass. Centro Astalli, tel. 06 69925099
Pubblicato in
Unimondo
18
maggio 2004
Diritto
d'asilo
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