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Coalizione Italiana contro la Pena di Morte


Nessuna lotta civile è lontana dal nostro mondo

di Alessandra Ruberti

Coalizione italiana contro la pena di morte

Scenario principale: invasione americana dell’Iraq (definizione data dall’inviato di Repubblica a Washington, Vittorio Zucconi) e minaccia di attentati terroristici da parte di Al Qaeda. Contemporaneamente: mons. Bowman, vescovo in Florida, si rivolge duramente al suo presidente; in Cina, un avvocato parla del dibattito che si sta svolgendo intorno alla pena capitale nel paese che detiene il triste primato delle esecuzioni nel mondo.

Questi tre avvenimenti, apparentemente scollegati tra loro, hanno in realtà un filo conduttore: sono incentrati sull’essere umano, con i suoi diritti e con i suoi timori, con le sue incertezze e con le sue ansie.

L’essere umano iracheno – bambino donna uomo vecchio, non importa – sarà la prima vittima di un conflitto iniziato molto probabilmente l’11 settembre 2001. Solo in un secondo momento, dopo i massicci bombardamenti previsti nell’immediato inizio dell’invasione, toccherà via terra agli eserciti delle due parti (che comunque sono sempre formati da esseri umani). Ed è facile prevedere che ci saranno ritorsioni terroristiche, forse prima ancora che militari, verso i paesi che sostengono l’invasione. Risultato: tanti esseri umani moriranno.

Intanto, il vescovo Bowman ha chiesto a Bush di spiegare agli americani il vero motivo per cui i terroristi li odiano: <<Lei ha detto che siamo bersaglio del terrorismo perché difendiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani nel mondo (…) Il popolo canadese gode di democrazia di libertà e di diritti umani. (…) Lei ha mai sentito dire che un’ambasciata canadese sia stata bombardata? (…) Noi siamo odiati perché il nostro governo nega queste cose ai paesi del Terzo Mondo, le cui risorse fanno gola alle nostre multinazionali>>. Sarebbe opportuno, in effetti, che il presidente Bush spiegasse le vere ragioni di questa guerra prima di ordinare l’attacco. Gli esseri umani del pianeta continuano a non capire perché questo conflitto sia ineluttabile.

In Cina, l’avv. Tian Wenchang difende persone condannate a morte per reati economici, che, a quanto dichiara, sono la minoranza dei reati puniti con sentenza capitale. In Cina, avvocati, professori universitari, esperti di diritto si stanno chiedendo quanto la pena capitale sia veramente una pena giusta. Se ne parla ancora in ambienti ristretti, ma è sempre un primo passo. Esistono anche associazioni cinesi che stanno lottando contro la pena di morte, tra mille difficoltà ovviamente.

L’essere umano ha diritto alla vita, al cibo, alla casa, al lavoro, in una parola alla propria dignità. La fine del secolo scorso ha portato a una nuova consapevolezza: che i diritti umani elencati in tanti documenti internazionali potevano e dovevano essere tradotti in realtà. Nel mondo serpeggia dunque una nuova coscienza di sé, dell’essere umano, e sembra che sia questa la vera posta in gioco oggi: solo gli equilibri basati sulla dignità umana possono essere (almeno per un po’) stabili. L’alternativa è un mondo in cui lottano pochi prepotenti potenti a spese di una moltitudine senza peso perché senza dignità.

Le lotte contro la pena di morte, la fame nel mondo, la tortura, le malattie infettive rientrano in questa cornice: ognuna di esse è un tassello importantissimo nella costruzione di un equilibrio fondato sulla dignità umana. E nessuna di esse è lontana da noi.


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