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Analisi dell’attività di
sperimentazione
Ludus
Litterarius. Utilizzo del Blog nella pratica didattica
Anno scolastico 2003-04
Il progetto: "Ludus
Litterarius. Utilizzo del Blog nella pratica didattica”
ha coinvolto, nell’a.s. 2003-04, le classi 3^G e 3^H della S.MS.
“Damiano - Novello”.
Sul blog hanno lavorato 52 ragazzi, 2 genitori e
l’insegnante.
In 5 mesi di attività sono stati pubblicati 225 post e 1010
commenti.
PROBLEMATICHE INCONTRATE
Rompere il ghiaccio
I ragazzi, abituati a lavorare in
Internet dagli anni precedenti, hanno mostrato un’inaspettata diffidenza
e preoccupazione nei confronti del “nuovo mezzo”
Potrei definire il primo periodo dell’attività, come il “tempo del
distacco e dell’indifferenza, ovvero, l’era glaciale”.
I miei interventi sul blog, che intendevano stimolare la partecipazione
e la discussione, erano regolarmente ignorati.
Gli alunni, che dovevano pubblicare almeno un articolo ogni 15 giorni,
hanno iniziato a presentare i loro post qualche giorno prima della data
stabilita come termine ultimo di pubblicazione. I loro interventi, però,
non tenevano minimamente conto delle mie indicazioni.
Molto presto ho compreso che avrei dovuto intrattenere un difficile
rapporto con una delle qualità specifiche del blog: la “Libertà”.
Il ghiaccio si è rotto con l’introduzione di alcune “rubriche”, che
concedevano ai ragazzi una maggiore autonomia e al tempo stesso mi
fornivano nuovi strumenti per guidare la partecipazione all’attività del
blog.
(Gli aggiornamenti del progetto possono essere letti
QUI)
Ha contribuito a “rompere il ghiaccio” l’introduzione del musicalbox,
che ha reso più “amichevole” l’ambiente per i ragazzi. Ha aiutato anche
lo scambio con i bambini della Scuola Elementare D. Alighieri di
Mantova, perché ha svelato le possibilità comunicative e collaborative
del blog.
Io copio
I primi post erano caratterizzati da
maldestri “copia e incolla” presi da altre pagine web.
Gli alunni, abili in questa tecnica, acquisita con l’uso delle funzioni
di Word, cercavano di ottenere il massimo risultato con il minimo
sforzo.
Questa abitudine, che ho faticato a sradicare, ha permesso di riflettere
sui cambiamenti intervenuti nel concetto di conoscenza e sul
riconoscimento di alcuni modi di utilizzare il blog, ha inoltre
consentito di introdurre i primi concetti riguardanti il comportamento
etico nel Web.
La disinvoltura nell’uso del “copia e incolla” dimostrava, infatti, che
i ragazzi avevano compreso, sia pure in modo inconsapevole, che in
Internet il sapere si produce, circola ed è scambiato in forma
collettiva.
Dopo aver dimostrato, in maniera “discreta”, che la tecnologia offre
strumenti per “smascherare” con la stessa facilità con cui consente di
copiare, ho cercato di mettere a frutto questa loro tendenza.
...ma
copiare si può
Quando si usa il blog, si dice, per
comodità, che si pubblicano articoli o post, ma il testo, che viene
presentato, ha poco in comune con l’articolo di giornale, come siamo
abituati a pensarlo. Il post è qualcosa di inedito, che va pensato o,
meglio ancora, se “inventato”.
Sul blog si può segnalare ad altri una risorsa informativa: un sito, un
articolo, un’immagine, ma anche solo un link, oppure si può segnalare
un’informazione reperibile in internet, accompagnata da un commento, per
suscitare una discussione. In entrambi i casi, però, devono essere
facilmente riconoscibili i contributi individuali che vanno rispettati e
citati (cfr.
il post del 24 gennaio 2004)
La strada per arrivare alla pubblicazione di articoli o post con una
citazione chiara delle fonti è stata molto lunga ed ha impegnato
l’intero periodo della sperimentazione.
Tuttavia, dopo aver compreso il concetto e l’importanza della
segnalazione, i ragazzi hanno “copiato liberamente”, utilizzando il
“copia e incolla” in maniera più produttiva, migliorando anche le loro
produzioni scritte.
Errare humanum est
Leggere un libro è cosa diversa dal
leggere sullo schermo di un computer, sullo schermo, infatti, la lettura
è più faticosa, perciò il navigatore di internet è un nuovo tipo di
lettore, un lettore che non legge riga per riga, ma scorre il testo,
cercando punti di riferimento, che gli consentano di trovare nel minor
tempo possibile quello che più gli interessa.
In classe mi è capitato più volte di sentire: “...peccato, quel post
sarebbe stato interessante, ma troppo lungo da leggere…”
I ragazzi, attraverso l’esperienza, hanno colto quella che dovrebbe
essere una delle caratteristiche della scrittura per il web: la brevità.
Le classi hanno pubblicato sul blog, senza nessun filtro; non ci sono
stati interventi da parte mia né sulla lingua né sui contenuti. La
comunicazione è avvenuta liberamente senza vagli di nessun genere.
Si è ottenuto così quell’immediatezza e quella “verità” comunicativa
propria del nuovo media.
I commenti alle pubblicazioni degli studenti sono stati di due tipi: i
primi, erano colpiti dalla serietà e profondità mostrate dai ragazzi
nell’affrontare certe tematiche; i secondi, invece, ponevano l’accento
sugli errori grammaticali commessi dagli alunni.
Sarà perché ho esperienza di pubblicazione, perché frequento internet da
tempo, o, forse, perché visito spesso anche blog di scrittori, oppure
perché nei libri, curati da editori poco attenti o nei nostri
quotidiani, a volte, si leggono degli strafalcioni, ma gli errori
grammaticali degli allievi non mi scandalizzano. I ragazzi a scuola
vengono, per imparare, sta all’insegnante trovare la strada per
correggere l’errore, senza evidenziarlo come una colpa.
A questo proposito vorrei portare due esempi molto diversi fra loro.
Il primo è il post: “Gita
in Austria dal 31 marzo al 1 aprile 2004”
Quando ho letto per la prima volta il post sono stata colpita dalla
forma scorretta e dagli errori ortografici, successivamente, però, mi
sono accorta che la scrittura, superate le prime righe, diveniva più
chiara e corretta. Perché?
Secondo me, perché l’autore del post mentre scrive chiarisce la
motivazione della sua scrittura, comprende che vuole comunicare
un’emozione, che lo ha colpito profondamente, vuole comunicare l’orrore,
che ha provato, durante la sua visita ai luoghi dell’olocausto.
Penso che scrivere per il blog, abbia un impatto emotivo più forte dello
scrivere per se stessi o dello scrivere per pochi, poiché chi scrive per
il web sa che “potenzialmente” il suo testo può essere letto dal mondo
intero.
Credo, quindi, che scrivere in internet e per internet sia un’esperienza
motivante.
Il secondo esempio, che porto, riguarda proprio l’errore.
Una volta un alunno, che normalmente scriveva e pubblicava, commettendo
moltissimi errori, dopo aver premuto il pulsante pubblica, si è accorto
che il testo conteneva un errore di ortografia. Purtroppo, stava
suonando la campanella della fine delle lezioni. Era disperato e mi ha
fatto promettere che, appena arrivata a casa, avrei cancellato il suo
post. Il giorno dopo, è venuto a cercarmi, per assicurarsi che avessi
mantenuto la promessa.
Credo che nella lingua, come nella vita, gli “errori” si possono
scoprire solo, quando si è predisposti e pronti ad abbandonarli.
Penso che il cambiamento della lingua, l’automotivazione alla scrittura
e l’autocorrezione, siano già elementi sufficienti, per comprendere
quanto sia importante per un insegnante di lettere occuparsi di blog, ma
più in generale di tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
La difficoltà della valutazione
Nel
progetto avevo resi espliciti i criteri
di valutazione, ma l’esperienza mi ha portato ad una riflessione sulla
valutazione in generale e a modificare per diversi motivi i criteri
prestabiliti.
1. Non
tutti i ragazzi, a casa, erano dotati di un collegamento Internet.
(disparità delle opportunità)
2.
Utilizzando il blog nella didattica (strumento personale per
eccellenza), le differenze individuali nell’apprendimento si accentuano,
poiché ciascun ragazzo segue i suoi ritmi di apprendimento, ma anche i
suoi percorsi personali nell’acquisizione delle conoscenze.
3.
Ultimo ma non ultimo mi sono accorta di quanto sia difficile misurare e
successivamente valutare un processo di apprendimento in atto. Mi sono
sorpresa a rivedere il sistema di valutazione della scuola italiana, che
tende a concentrarsi sugli aspetti negativi. Utilizzando il blog
nell’attività didattica, che propone un contesto fortemente
collaborativo, che pone l’accento sul rapporto tra i componenti del
gruppo per la realizzazione del compito, sull'impegno basato sull’aiuto
reciproco, sul senso di responsabilità nei confronti del gruppo e dei
suoi obiettivi e più in generale sulle abilità sociali e interpersonali,
mi sono resa conto che la valutazione, come la intendiamo a scuola, è
qualcosa di profondamente sbagliato. Mi sono trovata in modo naturale ad
adottare coi ragazzi una strategia incoraggiante, leggendo attentamente
tutto quanto scrivevano, cercando di porre sempre l’accento sugli
aspetti positivi e sui progressi. Ho trasformato il blog in un gioco a
punti, dove non c’era nessun vincitore, ma dove ognuno si misurava con
se stesso. Di mese in mese valutavo i progressi.
Risultati ottenuti
Situazione iniziale delle classi
(dati in percentuale)

Situazione finale delle classi
(dati in percentuale)

Situazione Iniziale e finale delle classi a confronto
(dati in percentuale)

carla astolfi
Analisi dell’attività di sperimentazione by
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